Il Sud Conta: Fermiamo il Regionalismo differenziato!

Il 15 febbraio è prevista la firma dell’accordo sul Regionalismo Differenziato tra il Governo e le regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.
La mancata definizione degli stessi Livelli Essenziali di Prestazioni (LEP) introdotti dall’articolo 117 della Riforma Costituzionale per garantire, almeno in teoria, la coesione sociale, le pari opportunità dei cittadini e la solidarietà tra i diversi territori del paese e la loro sostituzione con “standard territoriali differenziati” rappresenta non un percorso verso la valorizzazione delle autonomie ma un’Istituzionalizzazione delle disuguaglianze e delle discriminazioni in particolare nei confronti dei cittadini delle regioni meridionali.

Un dispositivo di cui abbiamo visto larghe anticipazioni in questi anni con la progressiva sottrazione di risorse al Meridione, con la violazione della stessa legge 18/2017 che prescrive trasferimenti di spesa pubblica proporzionali alla popolazione di riferimento e con la cancellazione di oltre la metà delle risorse dovute dal fondo di riequilibrio dei Comuni.

C’è preoccupazione tra i cittadini meridionali, e non solo, per la sottoscrizione di questo accordo di cui non si conosce ancora il contenuto. L’iter voluto dal precedente Governo e per ora confermato da quello attuale, prevede la possibilità che venga votato integralmente e senza emendamenti dal Parlamento e una volta approvato potrebbe essere ritirato solo col consenso delle Regioni che l’hanno sottoscritto.
Si configura così una lesione duratura alle relazioni democratiche e al futuro di intere comunità di donne e di uomini, in aperto contrasto con gli articoli secondo e terzo della Carta Costituzionale che affermano il fondamentale compito di riconoscere l’uguaglianza dei diritti per tutte e tutti e la rimozione degli ostacoli che si frappongono al pieno sviluppo della persona umana.
Nel già complesso sistema paese italiano, contraddistinto da profonde disuguaglianze sociali e territoriali, si rischia di andare definitivamente nella direzione di un modello di cittadinanza differenziata tra diverse aree del Paese.
Si affermerebbe il principio non delle autonomie ma delle piccole patrie e del razzismo che è frutto di un decadimento della cultura democratica e di una banalizzazione ideologica e interessata della storia d’Italia, del suo controverso processo post-unitario, delle eredità di un modello di sviluppo asimmetrico, dell’essere stato l’unico paese d’Europa la cui crescita si è costruita anche sulla migrazione interna di milioni di lavoratori.

Per questo facciamo appello:

• al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
• al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte
• alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e
al Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico
• a tutti i Deputati e i Senatori a partire da quanti sono stati eletti a rappresentare le circoscrizioni meridionali

Per bloccare la ratifica dell’accordo attualmente prevista per il 15 febbraio 2019, attuare la definizione dei LEP e tutti gli strumenti di garanzia dalla discriminazione sociale e territoriale e permettere un reale confronto democratico in tutto il paese a partire dalla presa visione del contenuto del suddetto accordo da parte dell’opinione pubblica.

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Appello per il regista Keywan Karimi

Arci e Ucca si associano alla campagna internazionale a sostegno del giovane cineasta curdo iraniano Keywan Karimi imprigionato per il suo film Writing on the City che racconta i cambiamenti politico-sociali dell’Iran attraverso i graffiti e le scritte sui muri di Teheran dalla Rivoluzione del 1979 ai giorni nostri.

La sua vicenda giudiziaria inizia nel 2013 quando viene arrestato e confinato in isolamento nella prigione di Evin. Gli vengono confiscati computer, hard drives e il materiale d’archivio. Durante le due settimane di prigionia viene ripetutamente interrogato. Sotto accusa sono alcune immagini del film, concesse dall’archivio nazionale di Teheran, girate durante gli scontri del 1979 e del 2009.

Il 26 dicembre è rilasciato su cauzione.

Il film inedito sul quale Karimi stava lavorando da 3 anni viene cancellato. Dopo varie udienze in tribunale, il 13 ottobre 2015 la sentenza della Corte Islamica Rivoluzionaria: 6 anni di prigione e 223 frustate per propaganda contro il regime e insulto alla santità dell’Islam. Gli è stata comminata la pena massima per un film che nessuno ha visto: Karimi ricorre in appello.

Il 21 febbraio 2016 la pena viene ridotta a un anno di carcere, 223 frustate e una multa di 20 milioni di rial (circa 600 euro) con sentenza definitiva.

Keywan è stato arrestato il 23 novembre 2016 ed è attualmente detenuto nella prigione di Evin a Teheran. Le sue condizioni di salute sono critiche ma le autorità iraniane hanno negato il permesso per il trasferimento in ospedale. Pochi giorni fa è stato aggredito in carcere da altri detenuti. Ha riportato lesioni gravi ma ancora una volta le autorità non hanno consentito l’ospedalizzazione.

Amnesty International ha lanciato una nuova azione urgente per chiedere che Keywan abbia accesso alle necessarie cure mediche.

Il film Writing on the City, prodotto nel 2012 dall’Università di Teheran e completato nel 2015, è proiettato in anteprima mondiale quattro mesi dopo la prima sentenza, il 12 febbraio 2016, al Punto de Vista, International Documentary Film Festival of Navarra, dove vince una Menzione Speciale. Da allora è stato proiettato in oltre 20 festival in tutto il mondo.

Il suo ultimo film Drum è stato proiettato in anteprima mondiale alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia lo scorso settembre.

Intanto continua incessante l’appello della comunità internazionale, del mondo del cinema, del giornalismo, di associazioni per chiedere la sua scarcerazione.

Anche Bernardo Bertolucci, Roberto Benigni e Nicola Piovani hanno aderito alla campagna.

È stata presentata un’interrogazione parlamentare all’allora Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni per sapere se l’Italia ha intenzione di compiere i necessari passi diplomatici per il rilascio di Karimi. 45 europarlamentari di varie nazionalità e gruppi politici hanno firmato una petizione per Karimi.

La campagna per liberare Keywan Karimi continua. Dall’incarcerazione del regista sono state organizzate proiezioni in Italia, Francia, Belgio e Svizzera per chiederne la sua scarcerazione.

Per firmare l’azione urgente di Amnesty International:  https://www.amnesty.org/en/documents/mde13/5557/2017/en/

Per sostenere la campagna Un graffito per Keywan Karimi sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/Writing-on-the-City-Graffiti-for-Keywan-Karimi-939633189415718/?fref=ts

e su Twitter

https://twitter.com/freedomforkeywa/status/827080850068164608

Adesione Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi

marcia delle donne e degli uomini scalzi

Leggendo le notizie e guardando i video e le immagini di ciò che sta accadendo ai migranti e ai richiedenti asilo in questi giorni in Italia ed in Europa, pensiamo che sia necessario rompere il silenzio per non alimentare l’indifferenza e l’intolleranza.

Per questo motivo abbiamo deciso da che parte stare ed aderire all’appello lanciato per la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi da attori, registi ed intellettuali in occasione della Mostra del Cinema di Venezia.
Con la Marcia degli Uomini Scalzi proponiamo un cammino di civiltà: l’inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano.

La marcia si svolgerà, in contemporanea con quella veneziana, a Napoli nel pomeriggio di venerdì 11 settembre. Riceverete aggiornamenti qui o sulla pagina Fb riguardo l’orario ed il luogo di svolgimento della manifestazione. AGGIORNAMENTO La Marcia si terrà a Napoli a P.zza del Plebiscito, appuntamento alle 16:30.

Vi invitiamo a segnalare a campania@arci.it la vostra partecipazione, in modo da poter sfilare alla marcia tutti insieme.
Di seguito, l’appello della Marcia.

E’ arrivato il momento di decidere da che parte stare. E’ vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa. Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte.

Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi. Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere. E’ difficile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo. Ma la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di trovarne un’altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, ad un tir, ad un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno.

Sono questi gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro. Le loro ragioni possono essere coperte da decine di infamie, paure, minacce, ma è incivile e disumano non ascoltarle.

La Marcia degli Uomini Scalzi parte da queste ragioni e inizia un lungo cammino di civiltà. E’ l’inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano.

Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie. Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace.
Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.
Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze.

Venerdì 11 settembre lanciamo da Venezia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi. In centinaia cammineremo scalzi fino al cuore della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica. Ma invitiamo tutti ad organizzarne in altre città d’Italia e d’Europa.

Per chiedere con forza i primi tre necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali:
1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature
2. accoglienza degna e rispettosa per tutti 
3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti
4. creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino

Perché la storia appartenga alle donne e agli uomini scalzi e al nostro camminare insieme.

Primi firmatari (nazionali)

Lucia Annunziata,Don Vinicio Albanesi, Gianfranco Bettin, Marco Bellocchio, Don Albino Bizzotto, Elio Germano, Gad Lerner, Giulio Marcon, Valerio Mastrandrea, Grazia Naletto, Giusi Nicolini, Marco Paolini, Costanza Quatriglio , Norma Rangeri, Roberto Saviano, Andrea Segre, Toni Servillo, Sergio Staino, Jasmine Trinca, Daniele Vicari, Don Armando Zappolini

NO ALL’AUSTERITÀ. SÌ ALLA DEMOCRAZIA! – Appello dell’Arci per la Grecia e l’Europa

oxi grecia arci

PER UN’EUROPA FONDATA SUI VALORI DELLA DEMOCRAZIA E DELLA SOLIDARIETA’,

NON SULLA FINANZA E LA TECNOCRAZIA

 

Da troppo tempo il progetto dell’Europa unita resta schiacciato su uno schema in cui la politica soggiace alle ragioni della tecnocrazia e della finanza.

Di fronte alla resistenza del governo greco, questo schema ha generato un cortocircuito che non solo rischia di abbattersi sui cittadini ellenici ma mette in pericolo le basi che fondano il progetto dell’Europa unita.

Per questo pensiamo che in queste ore drammatiche stiamo assistendo ad una crisi che travalica il conflitto tra Grecia e vertici Ue. In realtà, si contrappongono, come non mai, due visioni di Europa. Una ostinatamente perseverante in politiche di austerity che hanno aumentato disuguaglianze e compresso i diritti. Un’altra invece che guarda al primato della politica e della pratica della democrazia e della solidarietà.

La possibilità che avrà domenica prossima il popolo greco di esprimersi sulla proposta dell’ex trojka rappresenta un sussulto di dignità, sovranità, democrazia, in questo buio passaggio della storia dell’Unione europea. Potrà rappresentare un’altra visione dell’Europa unita, quella secondo cui al centro ci sono i popoli e la democrazia.

Raccogliamo l’invito di tante organizzazioni sociali europee per l’organizzazione di una settimana straordinaria di mobilitazione, invitiamo i nostri soci e tutti i cittadini a sottoscrivere la petizione che inviamo di seguito:

 

NO ALL’AUSTERITÀ. SÌ ALLA DEMOCRAZIA!

Attivisti di sindacati, organizzazioni e movimenti sociali, forze politiche di tutta Europa ci siamo incontrati ad Atene in un momento carico di responsabilità e significato storico.

L’Europa è a un bivio. Non stanno solo cercando di distruggere la Grecia, stanno cercando di distruggere tutti e tutte noi. È il momento di alzare la nostra voce contro i ricatti delle oligarchie europee.

Domenica prossima il popolo greco potrà decidere di rifiutare il ricatto dell’austerità votando per la dignità, con la speranza di un’altra Europa.

Il momento storico impone a ciascuno in Europa di schierarsi.

Diciamo NO all’austerità, ad ulteriori tagli alle pensioni, ad altri aumenti delle imposte indirette.

Diciamo NO alla povertà e ai privilegi.

Diciamo NO ai ricatti e alla demolizione dei diritti sociali.

Diciamo NO alla paura e alla distruzione della democrazia.

Diciamo insieme SÌ alla dignità, alla sovranità, alla democrazia e alla solidarietà con il popolo greco.

Ma questa non è una questione tra la Grecia e l’Europa.

Riguarda due visioni contrapposte di Europa: la nostra Europa solidale e democratica, costruita dal basso e senza confini. E la loro versione che nega la giustizia sociale, la democrazia, la protezione dei più deboli, la tassazione dei ricchi.

Basta!

È troppo!

Un’Altra Europa è possibile ed è davvero necessaria.

Costruiamo un forte OXI, un chiaro NO europeo e partecipiamo al nostro referendum, on line e fisicamente nelle piazze di tutta Europa. On line, si firma qui: www.change4all.eu              

In questo momento storico, facciamo appello al popolo europeo, ai sindacati, alle forze politiche, alle organizzazioni e movimenti sociali a esprimere il loro NO visibile alla austerità venerdì 3 luglio in tutta Europa.

Troviamo il nostro modo per dire NO in tutte le lingue d’Europa!

Troviamo il nostro modo per dire OXI!

Domenica sarà un giorno decisivo per l’Europa. Per noi, popolo europeo. Per i nostri sogni, per le nostre speranze. Ma non dobbiamo dimenticare che non sarà l’ultimo nella strada della lotta comune per un’altra Europa, fatta dalle persone e al loro servizio. Continueremo a difendere la democrazia.