Il tuo 5×1000 controcorrente – Arci e Mediterranea

L’Arci ha deciso di destinare la raccolta del 5×1000 di quest’anno a Mediterranea, un progetto che racconta e denuncia la disumanità che deriva dalla criminalizzazione delle ong e dalla politica di chiusura dei porti.

Mediterranea è un progetto voluto da tante organizzazioni di natura eterogenea e da singole persone, aperta a tutte le voci che da mondi differenti, laici e religiosi, sociali e culturali, sindacali e politici, sentono il bisogno di condividere gli stessi obiettivi di questo progetto, volto a ridare speranza, a ricostruire umanità, a difendere il diritto e i diritti.

La campagna ha come slogan Il tuo 5 x1000 controcorrente perché il progetto di Mediterranea è un’azione di disobbedienza morale ma di obbedienza civile. Infatti, disobbedisce al discorso pubblico nazionalista e xenofobo e al divieto, di fatto, di testimoniare quello che succede nel Mediterraneo; obbedisce, invece, alle norme costituzionali e internazionali, da quelle del mare al diritto dei diritti umani, comprese l’obbligatorietà del salvataggio di chi si trova in condizioni di pericolo e la sua conduzione in un porto sicuro se si dovessero verificare le condizioni.

La campagna si svilupperà verso l’interno e verso l’opinione pubblica e sarà portata avanti da tutte le sigle associative e singoli che supportano Mediterranea.

Ci piacerebbe se quest’anno quella del 5×1000 fosse una campagna non solo di raccolta fondi, ma anche di rilancio di un protagonismo della nostra associazione e di diffusione di un messaggio importante.

Ci auguriamo che quello sul 5×1000 sia un lavoro corale, unitario, diffuso a sostegno di un progetto importante e concreto che dà a tutti e tutte noi la possibilità di restare autenticamente umani e di comunicare in modo forte la nostra identità.

Qui tutti i materiali grafici realizzati dall’Arci per la campagna di comunicazione.

Ci ha lasciati Giuseppe D’Angelo

Ci ha lasciati Giuseppe D’Angelo.

Storico militante e dirigente del PCI e PDS, consigliere circoscrizionale all’Arenella, fondatore e presidente del Circolo ARCI Rione Alto nonché consigliere regionale di Arci Campania.

Promotore di iniziative democratiche nel sociale, ha incarnato gli ideali di partecipazione, promozione ed inclusione sociale.

Ci stringiamo con un abbraccio ai suoi cari e ai soci del circolo Rione Alto.

Campi e laboratori antimafia 2017

Estate in campo! Tornano i campi e laboratori antimafia

Tornano anche quest’anno i campi e i laboratori antimafia promossi da Arci, Cgil, Spi Cgil, Flai Cgil, Rete degli studenti medie Unione degli universitari.

Sul sito www.campidellalegalita.it è già possibile iscriversi ad uno tra i circa 30 campi e laboratori “Estate in campo!” chesaranno organizzati in Lombardia, Veneto, Liguria, Marche, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia.

Scopri In Campania, riparte il Campo e laboratorio antimafia “Terra di Lavoro e Dignità”

I campi, che coinvolgono ogni anno centinaia di giovani e pensionati volontari provenienti da tutta Italia, si legano in modo indissolubile ai terreni confiscati alla criminalità organizzata.

Sono una conseguenza naturale della filosofia della confisca: restituire i beni alla comunità, renderli vivi, animarli con iniziative culturali, formative e informative sulla difesa della democrazia, della legalità, della giustizia sociale, del diritto al lavoro. 

Una pacifica ‘occupazione’ di questi spazi, dunque, abitati dalla presenza di centinaia di persone che si spendono con impegno e dedizione per costruire comunità alternative alle mafie.

Il programma alternerà decine di attività tra laboratori e campi di lavoro, da giugno fino ad ottobre: oltre alla collaborazione alle attività nei terreni e sui beni confiscati, i volontari parteciperanno a visite guidate nei luoghi simbolo della lotta alla mafia, incontri con parenti di vittime innocenti di mafia e testimoni della lotta alla mafia, attività culturali, presentazioni di libri, laboratori di danze e musica popolare.

Il primo campo a partire sarà “Liberarci dalle spine” a Corleone, in Sicilia, il 13 giugno.

Da quando sono iniziati, nel 2004, i campi hanno ospitato migliaia di ragazze e ragazzi (l’iscrizione è possibile anche per i minorenni),  e hanno visto impegnati nel lavoro volontario anche tanti anziani, in un’ottica positiva di scambio di memoria e di rapporto intergenerazionale.

Per informazioni: campidellalegalita@arci.it – 0641609274 – FB Campi della legalità

Nuova Emigrazione: Le cifre di chi abbandona il Mezzogiorno, i giovani che partono sono tre volte di più dei dati ufficiali

di Francesca Coleti (*) e Massimo Angrisano (**) – (da Il Manifesto dell’11/a/2017)

Per la prima volta dopo molti anni, nel 2016 il saldo migratorio in Campania e in molte regioni del mezzogiorno è risultato negativo. In poche parole, la bilancia tra il numero di immigrati che hanno stabilito residenza nella nostra regione e quello dei giovani che invece sono partiti per cercare lavoro all’estero, pende dalla parte di questi ultimi.

La nuova emigrazione del mezzogiorno è tre volte superiore ai dati Istat e supera il numero degli immigrati e profughi: costatazione fin troppo facile per la Filef (la Federazione italiana lavoratori emigrati e famiglie) che invita a contare non le cancellazioni di residenza di chi è partito già da anni, ma l’iscrizione ai registi di ricerca lavoro nei paesi meta dei giovani meridionali – Germania e Gran Bretagna prima di tutti – dove le cifre superano di tre/quattro volte quelle contabilizzate dall’Aire, l’anagrafe italiana dei residenti all’estero.

Al primo gennaio 2015 la provenienza dello stock di emigrazione vede la Campania, con 463.239 unità, seconda solo alla regione Sicilia (713.483) e seguita immediatamante dopo da Calabria e  Puglia. In termini percentuali sulla popolazione, invece, sono Molise e Basilicata (26 e 21%) a raggiungere il record delle fughe, mentre il tasso di immigrati presenti oscilla in tutto il meridione tra il 3 e poco più del 4 per cento, mostrando quanto sia inadeguato l’apporto di nuove risorse umane provenienti dal sud del mondo a compensare lo spopolamento.

Una fotografia impietosa, questa, che sembra restare nascosta dietro le immagini degli sbarchi dei profughi, utilizzati come capro espiatorio del Pil che non cresce, degli ospedali senza letti e del lavoro che nessuno ruba più. Ma evidentemente è un quadro troppo scomodo da raccontare.

Lo Svimez, nel rapporto 2016 sull’economia nel mezzogiorno, pur registrando un minimo incremento di investimenti e consumi, chiarisce come i primi, connessi sostanzialmente all’agricoltura, si spiegano grazie alla flessione del periodo precedente ed alla positiva congiuntura climatica, mentre i secondi mostrano la persistente stagnazione della spesa per beni essenziali come quelli alimentari ed un forte divario, rispetto al resto del Paese, relativo agli acquisti per servizi culturali e salute. Insomma, il quadro di un sud dove la crisi continua a imperversare, dove il rischio povertà è tre volte quello in cui incorre un cittadino del nord, dove una persona su 10 è in condizioni di povertà assoluta (6% al nord) e la risposta dello stato sull’infrastrutturazione primaria per lo sviluppo ed i servizi sostanzialmente è inesistente.

Più welfare, più consumi che non possono che crescere in quei settori, labour intensive (servizi, cultura, turismo, socialità), dove la tecnologia e l’innovazione hanno direzionato bisogni e aspettative di qualità del benessere. Inutile andare a cercare occupazione lì dove la modernizzazione dei processi produttivi ha ridotto l’apporto di lavoro oltre che devastare l’ambiente e generare bisogni indotti. Il consumo per il consumo, non convince più nessuno. E le famiglie quindi non comprano.

Ma welfare, socialità, cultura e ambiente sono ancora considerati investimenti “frivoli”, roba da romantici, senza capire che è il tempo liberato e di qualità, oggi, il bene dal prezzo più alto. Ed è proprio la consapevolezza, sempre più diffusa ed evidente che le condizioni e le aspettative di benessere non trovano spazio sufficienti nella visione (se ce ne fosse una) della politica per il futuro del meridione, che fa scattare la molla dell’emigrazione.

Nel rapporto 2016 della Fondazione Migrantes sugli Italiani nel Mondo, si delineano le caratteristiche di questa nuova emigrazione, giovane e acculturata. Alle basi della partenza, oltre al contesto lavorativo vero e proprio, c’è “il desiderio di progredire professionalmente” “conoscere, scoprire, sperimentarsi senza negare il difficile contesto nazionale, ma per costruire un percorso”.

Che evidentemente non può essere realizzato in patria. La connessione studio-formazione-lavoro che esperienze come Erasmus portano poi a far scegliere altri paesi per scommettere sul proprio futuro, non è replicabile in Italia e in Campania, dove strumenti come la sbandierata Garanzia Giovani hanno sostituito lavoro precario e poco qualificato negli enti locali e nella pubblica amministrazione, dimostrandosi un bluff.

Sono giovani i nuovi emigrati, “pendolari a lungo raggio”, precari nella loro stessa esperienza di migrazione, che non hanno bisogno di cancellare la propria residenza, ma circolano nell’Europa di Shengen e portano intelligenza e vitalità lì dove trovano un ambiente che valorizza le loro capacità. Non chiamateli bamboccioni.

Se i nostri nonni che cercavano fortuna nelle Americhe o nel nord Europa avevano il pensiero fisso di tornare un giorno a casa, i ragazzi che già da qualche anno lasciano l’Italia per lavorare in un altro paese nemmeno si iscrivono all’anagrafe degli italiani all’estero. Perdono così ogni rapporto civico con la propria terra, a cominciare dal diritto di voto, e non sembrano farsene un cruccio. C’è voluto un referendum cotituzionale per accorgersi che la questione non è da poco: viaggi ministeriali di propaganda, lettere del presidente del consiglio a casa di cisacuno. Ma è questo il livello di consapevolezza sul fenomeno raggiunto dalla politica?

Questi “giovani fastidiosi” sembrano preoccupare piuttosto perchè non figliano, seguono stili di vita scorretti stigmatizzati in campagne ministeriali per la fertilità. Ancora non si vede come invertire la rotta di questo paese proprio scommettendo sulle sue energire più vivaci.

Restare per resistere, resistere per costruire. E’ possibile? Costruire condizioni minime di mobilità sociale, lavoro, benessere in cui poter immaginare il proprio futuro è una prospettiva concreta solo se si comincia a pensare al plurale. Colmare gli squilibri, ridurre le disuguaglianze, combattere le povertà, anche attraverso il rilancio di una diversa idea di stato sociale che garantisca gli effettivi diritti di cittadinanza.

Vanno cambiate le priorità, investendo su una fertilizzazione del territorio che valorizzi quei settori della formazione, del benessere e della qualità della vita che al Sud sono carenti o inesistenti. Vanno svecchiati i tradizionali carrozzoni della vecchia impresa. Investire nei bacini culturali locali e sulla filiera con le produzioni creative, nei distretti ambientali, le energie rinnovabili, i servizi di cura, recuperando spazi urbani inutilizzati, sostenendo la concessione del credito, puntando sulle formazioni solidali come il terzo settore, premiando la creazione di lavoro pari. Le organizziazioni del terzo settore possono effettivamente offrire una prospettiva di sviluppo diversa, che realizzi  possibilità di lavoro e benessere perchè basate su principi di economia democratica e senza profitto.

Bisogna puntare sulla formazione di distretti e partneriati di produzione e servizi dove il Pubblico recuperi un ruolo vero di impulso e regia territoriale. Reti di comunità, anche scommettendo sull’accoglienza, come insegna l’esperienza di Riace, rimodernando in chiave ambientale l’abitare con servizi comuni di housing che abbattano i costi e rendano accessibile il diritto alla casa; promuovendo nuovi modelli di mutualità territoriale, che mettano in rete pubblico, privato e terzo settore con servizi per la mobilità sostenibile nelle grandi città e piccoli centri, la cura delle persone non autosufficienti, la fruizione culturale, la socialità, il coworking.

Puntare sulla formazione dei giovani e la valorizzazione delle loro competenze. Italiani e immigrati,  i “millennials” hanno competenze trasversali importanti, dalle capacità linguistiche a quelle multimediali, necessarie oggi anche per rivedere in chiave moderna mestieri della tradizione e sprovincializzare le specializzazioni del territorio: cuochi, operatori turistici, artigiani della manifattura..sprecare intelligenze ed energie giovani solo perchè straniere è un danno incommensurabile. Eppure anche a sinistra spuntano coloro che, dimendicando quello che per generazioni di italiani “gastarbeiter” in Germania ha rappresentato la scuola differenziale, oggi ripropongono l’accoglienza in caserme, immaginando percorsi professionalizzanti calibrati per un capitale umano inferiore, per un mercato del lavoro a bassa qualificazione.

Per fare tutto questo, bisogna andare oltre la dimensione individuale, quella che ispira ogni avventura migratoria, e scommettere su un progetto collettivo per l’intero mezzogiorno. Il territorio non è della storia, ma di chi lo abita. Non può essere mai uguale a se stesso. Nessuno si salva da solo.

 

*) – Francesca Coleti, presidente Arci Campania

**) – Massimo Angrisano, presidente Filef Campania

Opportunità per i circoli: concorso ”Welfare, che impresa!”

concorso welfare che impresa arci

Al via il concorso di idee, ‘’Welfare, che impresa!’’, che mira a supportate i migliori progetti di welfare di comunità che verranno inglobati da PoliHub e Campus GOEL.

Il concorso ha come obiettivo quello di generare impatto sociale, creare occupazione per soggetti svantaggiati e/o vulnerabili, fare uso di tecnologia e essere economicamente sostenibili.

Quattro sono gli ambiti in cui presentare la candidatura e le proprie idee: Agricoltura sociale, Turismo sociale, Welfare culturale, Servizi alla persona. Il concorso è aperto a tutte le start up sociali, costituite da non oltre 36 mesi, con maggioranza componenti under 35. Nel caso di organizzazioni femminili, il limite si alza fino ad under 40.
I progetti saranno valutati da due giurie che selezioneranno i 2 vincitori finali.

La partecipazione è aperta dalle ore 12:00 del 08/06/16 alle ore 12:00 del 02/09/16.

Candidare la propria idea progettuale è semplice:

  • accedere al form di partecipazione cliccando sulla barra “Partecipa al concorso”, in fondo a questa pagina
  • effettuare la registrazione alla piattaforma ideaTRE60 o il login, se già registrati
  • iniziare la compilazione del form di partecipazione, inserendo il “Titolo” della propria proposta
  • completare il corso e-learning propedeutico e obbligatorio per la  partecipazione al concorso
  • concludere la compilazione di tutti i campi richiesti
  • inviare il proprio progetto cliccando su “Invia idea”.

Il concorso premierà:

  • la migliore idea progettuale per la categoria NORD e CENTRO ITALIA
  • la migliore idea progettuale per la categoria SUD ITALIA 

che si aggiudicheranno:

  • Premio in denaro > 20.000 mila euro, messo a disposizione rispettivamente da Fondazione Italiana Accenture e Fondazione Bracco
  • Finanziamento > fino a 50.000 mila euro, a tasso 0%, e senza garanzie, della linea UBI Comunità per soggetti non profit, insieme a un conto non profit online gratuito
  • Percorso di incubazione > con durata 4 mesi, a cura rispettivamente di PoliHub e Campus Goel

Per maggiori informazioni consultare il regolamento o scrivere attraverso il form online.

Referendum del 17 aprile: l’importanza del voto, la necessità del Sì

arci vota si referendum 17 aprile trivelle

In tutta Italia, il prossimo 17 aprile si terrà un referendum popolare. Si tratta di un referendum abrogativo, e cioè di uno dei pochi strumenti di democrazia diretta che la Costituzione italiana prevede per richiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello Stato.
L’Arci Campania crede nell’importanza del voto referendario come esercizio di democrazia e di cittadinanza attiva; crede nella necessità di votare Sì

Si chiede agli elettori di fermare le trivellazioni in mare. In questo modo si riusciranno a tutelare definitivamente le acque territoriali italiane. Perché la proposta soggetta a referendum sia approvata occorre che vada a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”.

Il referendum del 17 aprile rappresenta il punto di arrivo di centinaia di vertenze e lotte che hanno coinvolto i territori oggetto di sfruttamento per produzione di idrocarburi, negli ultimi dieci anni. Come si sa, dei sei quesiti proposti dal comitato promotore ne è sopravvissuto solo uno dopo il provvedimento governativo che è riuscito a vanificare gli altri 5 per evitare il giudizio popolare. Il quesito su cui andremo a votare ha però un alto valore simbolico. Infatti si chiede «può una compagnia petrolifera avere a vita la concessione per trivellare in mare o a questa concessione poniamo un limite?». È una questione che riguarda il concetto stesso di difesa dei beni comuni. Per la a prima volta i cittadini possono, attraverso il voto referendario, far pesare il proprio parere sulle scelte energetiche del Governo, ancora tutte incentrate sugli idrocarburi e assolutamente non in linea con le ultime decisioni della COP 21 di Parigi.

È inoltre importante raggiungere il quorum anche per difendere l’istituto referendario in sé. Con l’obiettivo di informare tutti i cittadini italiani e VOTARE SI per un referendum la cui vera posta in gioco è la modifica radicale delle politiche energetiche del Governo e la concretizzazione di un’economia più giusta, sostenibile, decarbonizzata, che non metta a rischio il nostro mare e il nostro territorio.

L’Arci può e deve fare la sua parte, e la nostra mobilitazione capillare sul territorio può essere determinate per raggiungere il quorum.
Per questo invitiamo tutti i Comitati provinciali ed i Circoli ad aderire ai Comitati referendari del proprio territorio e a contribuire affinché le lotte di questi ultimi dieci anni non vengano vanificate dal non raggiungimento del quorum.

 

FQTS 2020 Campania: “Mutamenti sociali e nuove fragilità in Campania”

FQTS2020 Campania programma seminario 29-30 gennaio

1° seminario regionale di FQTS 2020 Campania si svolgerà a Napoli il 29 e 30 gennaio presso lo Starhotels Terminus di Napoli. Venerdì 29 gennaio i lavori inizieranno alle ore 9,30 e si concluderanno alle ore 19,00. Sabato 30 gennaio inizieranno alle ore 9,30 e termineranno alle ore 13,30.

Il seminario è articolato in tre sessioni di mezza giornata: in una di esse i partecipanti si incontreranno con i rappresentanti delle Reti associative e delle Istituzioni. Il tema scelto per il seminario è la “Conoscenza del territorio” dal punto di vista sociale, quindi le dinamiche demografiche, il mercato del lavoro, le dinamiche economiche. L’argomento scelto per il confronto tra le reti associative e i rappresentanti delle Istituzioni è il “Reddito di inclusione sociale”.

Per il primo seminario, che è anche l’occasione per presentare il percorso FQTS 2020 Campania alla città e al territorio, si è scelto la città di Napoli e una sede accessibile a tutti.

Venerdì 29, parteciperanno l’on Gianluca Daniele, che illustrerà la proposta presentata nell’ambito del Consiglio regionale, Rosario Marra per il comitato promotore della legge di iniziativa popolare sul reddito minimo, e Anna Cristofaro, che per l’Alleanza contro la Povertà illustrerà il progetto del ‪#‎Reis‬.

Contatti:
Sito web FQTS 2020

13 dicembre 2015: Maratona di lettura dei libri messi all’indice

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In Campania 4 iniziative per la Maratona di lettura dei libri messi all’indice: a Napoli, a Salerno, a Contursi Terme, a Scafati. Scopri dove sulla mappa!

La paura scatenata dall’ignoranza è un sentimento potente. Negli scorsi mesi il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha deciso di mettere al bando dai nidi e dalle scuole dell’infanzia della sua città 49 libri di favole illustrate per bambini, perché ispirati alla fantomatica teoria gender.

Questa vicenda diventa paradigmatica e tiene insieme, in maniera esemplare, alcuni temi fondamentali: la censura, l’educazione e il sistema pedagogico, la libertà di espressione.

Ma la vicenda diventa se vogliamo un piccolo tassello che si va ad inserire in un quadro più complesso che vede espandersi il movimento in difesa della famiglia tradizionale, le manifestazioni di piazza e i seminari organizzati dai vari Le Manif pour Tous e Sentinelle In piedi, i percorsi nelle scuole sulla parità di genere promossi dai nostri comitati che vengono osteggiati, le paure di tanti comitati di genitori che vengono alimentate dallo spauracchio della teoria gender.

La teoria Gender è diventata in questi ultimi mesi una grottesca catena di Sant’Antonio, impastata di banalità e di procurati allarmi a tratti comici ma non per questo meno pericolosi.

Sullo sfondo si muovono il Family Day, il ddl Cirinnà, il tema dell’omogenitorialità, temi che dividono e determinano confronti aspri nel momento in cui per la prima volta il paese si accinge a colmare l’enorme vuoto normativo sul tema dei diritti civili.

In un momento in cui si alimenta un clima da caccia alle streghe basato sulla disinformazione e sulla paura, crediamo che possa essere compito dell’Arci, che ha sempre fatto delle battaglie civili la sua bandiera, esporsi per denunciare un atto di censura arbitraria e irragionevole, un clima da Inquisizione e un grande passo indietro sul tema della laicità, un arretramento per un sistema scolastico che dovrebbe educare all’uguaglianza, al rispetto delle diversità, al contrasto all’omofobia, alla parità di genere.

Leggi la notizia sul sito nazionale dell’Arci e scopri la lista dei 49 libri messi all’indice.

Adesione Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi

marcia delle donne e degli uomini scalzi

Leggendo le notizie e guardando i video e le immagini di ciò che sta accadendo ai migranti e ai richiedenti asilo in questi giorni in Italia ed in Europa, pensiamo che sia necessario rompere il silenzio per non alimentare l’indifferenza e l’intolleranza.

Per questo motivo abbiamo deciso da che parte stare ed aderire all’appello lanciato per la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi da attori, registi ed intellettuali in occasione della Mostra del Cinema di Venezia.
Con la Marcia degli Uomini Scalzi proponiamo un cammino di civiltà: l’inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano.

La marcia si svolgerà, in contemporanea con quella veneziana, a Napoli nel pomeriggio di venerdì 11 settembre. Riceverete aggiornamenti qui o sulla pagina Fb riguardo l’orario ed il luogo di svolgimento della manifestazione. AGGIORNAMENTO La Marcia si terrà a Napoli a P.zza del Plebiscito, appuntamento alle 16:30.

Vi invitiamo a segnalare a campania@arci.it la vostra partecipazione, in modo da poter sfilare alla marcia tutti insieme.
Di seguito, l’appello della Marcia.

E’ arrivato il momento di decidere da che parte stare. E’ vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa. Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte.

Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi. Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere. E’ difficile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo. Ma la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di trovarne un’altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, ad un tir, ad un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno.

Sono questi gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro. Le loro ragioni possono essere coperte da decine di infamie, paure, minacce, ma è incivile e disumano non ascoltarle.

La Marcia degli Uomini Scalzi parte da queste ragioni e inizia un lungo cammino di civiltà. E’ l’inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano.

Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie. Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace.
Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.
Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze.

Venerdì 11 settembre lanciamo da Venezia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi. In centinaia cammineremo scalzi fino al cuore della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica. Ma invitiamo tutti ad organizzarne in altre città d’Italia e d’Europa.

Per chiedere con forza i primi tre necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali:
1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature
2. accoglienza degna e rispettosa per tutti 
3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti
4. creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino

Perché la storia appartenga alle donne e agli uomini scalzi e al nostro camminare insieme.

Primi firmatari (nazionali)

Lucia Annunziata,Don Vinicio Albanesi, Gianfranco Bettin, Marco Bellocchio, Don Albino Bizzotto, Elio Germano, Gad Lerner, Giulio Marcon, Valerio Mastrandrea, Grazia Naletto, Giusi Nicolini, Marco Paolini, Costanza Quatriglio , Norma Rangeri, Roberto Saviano, Andrea Segre, Toni Servillo, Sergio Staino, Jasmine Trinca, Daniele Vicari, Don Armando Zappolini

XXII edizione di Cinema intorno al Vesuvio, storica rassegna estiva a cura di Arci Movie

Dal  25 giugno è partita la XXII edizione di Cinema intorno al Vesuvio, storica rassegna estiva a cura di Arci Movie nel parco urbano di San Sebastiano al Vesuvio. Fino ai primi di settembre sono previste 71 serate consecutive di cinema, che accompagneranno tutta l’estate del numeroso e appassionato pubblico vesuviano.

Tra gli eventi speciali della rassegna merita una segnalazione di riguardo l’appuntamento di lunedì 6 luglio, a ingresso gratuito, con il Il Gabinetto del Dottor Caligari, storico film espressionista di Robert Wiene, la cui proiezione sarà accompagnata dalla sonorizzazione dal vivo dell’ensemble Dissonanzen (Enzo Salomone voce recitante, Tommaso Rossi flauti, Marco Sannini tromba, Francesco D’Errico sintetizzatori, Ciro Longobardi, pianoforte digitale e campioni)

Da sempre, la prima ad aprire la stagione di cinema all’aperto in Campania, l’ultima a chiudere alla fine della stagione estiva, quest’anno la rassegna si presenta come l’unica arena cinematografica a resistere, sopravvivere e rilanciare la sua missione culturale in un panorama regionale devastato da un complicato e oneroso passaggio al DCP (Digital Cinema Package) che ha sostituito le vecchie pellicole.

Dal 1994, anno della prima edizione del Pierrot sotto le stelle – dal nome della storica sala di Ponticelli, periferia est di Napoli, salvata e difesa negli anni dall’associazione – le arene all’aperto di Cinema intorno al Vesuvio hanno caratterizzato fortemente la storia di Arci Movie, che conferma fortemente il suo impegno verso la promozione del cinema e della cultura per un pubblico ampio e diversificato, con un’offerta culturale e sociale capace di miscelare qualità dei film e gusto popolare. L’arena di San Sebastiano al Vesuvio, che conta oltre 20mila presenze durante tutta l’estate e che si propone di soddisfare il piacere del fresco e il gusto del cinema di tantissime famiglie in uno scenario mozzafiato alle pendici del Vesuvio, si è caratterizzata negli anni quale presidio di legalità in un territorio difficile sul versante della criminalità, e come momento di riappropriazione di spazi pubblici per i giovani e le famiglie.